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Marinaio perdutoCronache frammentarie da un naufragio |
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Eluana se ne vaBeppino Englaro finalmente può portare Eluana a Udine, a riposare in pace. 17 anni dopo l'incidente che l'ha uccisa. E' una notizia che dà sollievo, dopo che in questi mesi - in questi anni - l'Italia ha dato il peggio di sé, tra strilli isterici, ministri che entrano a gamba tesa, cardinaloni che pontificano, medici cattolici che giurano che "Eluana è viva".
Io rispetto chi pensa che mettere fine alla "vita" di Eluana sia un omicidio. E' un'opinione che trovo cinica e ripugnante, ma rispetto queste persone, anche se so di non essere rispettato da loro. Solo una cosa mi piacerebbe chiedere: possiamo sperare che i guardiani della vita a tutti i costi, per una volta, scelgano la sobrietà e il silenzio? Possiamo sperare di non vedere fiaccolate, candele accese o le allucinanti bottiglie d'acqua di Giuliano Ferrara, davanti alla clinica in cui questo strazio finirà?
Possiamo sperare, anche solo per qualche giorno, in un po' di civiltà? Due cose 1. Li ho visti uscendo dalla metropolitana. Insegnanti, studenti, genitori. Stretti l'uno all'altro, in marcia. Spaventati, credo. Sicuramente arrabbiati. Non servirà a nulla, ma sono contento che ci siano, che non si siano arresi subito. Nonostante gli insulti, i sorrisetti della "ggente che lavora". Nonostante Maroni abbia prontamente adottato la dottrina Cossiga (sì, perché a quanto pare, in Italia, uno come Cossiga conta ancora qualcosa) e ieri abbia prontamente infiltrato le sue squadracce a piazza Navona. E' l'unico modo che hanno di delegittimare una protesta pacifica che sta mettendo insieme due, anzi tre generazioni. Per un po' li ho seguiti di lato, sul marciapiede, poi mi sono mischiato alla folla, anche allungando un po' la strada. Tra le facce, ho riconosciuto un senatore del Pd. Spero che questa opposizione confusa non lasci scorrere via l'occasione, perché è da qui che si riparte: dagli insegnanti che per uno stipendio da fame si prendono gli insulti dei ministri e dei mammasantissima con la Bmw, dagli studenti che stanno dimostrando una maturità politica senza precedenti, dai ricercatori costretti a emigrare. Da qui si riparte: dalla cazzo di SINISTRA, non dal "ceto medio" da 250 mila euro all'anno. Gli altri, intanto, ghignano vittoriosi, e continueranno ancora per un po'. Il vento prima o poi girerà, ma bisogna stare svegli. 2. Se c'è un popolo in cui ripongo ancora meno fiducia che negli italiani, questo è il popolo americano. Ma l'idea che questa qui diventi la donna più potente del mondo mi terrorizza così tanto che voglio davvero sperare. Non dico credere nei sondaggi, che contano ben poco, quando uno è scuretto di pelle. Speriamo bene, speriamo bene davvero. GerontocraziaMentre lavoro (gratis, per carità) da quattro mesi tondi, continuo a leggere e sentire parole di fuoco contro la
generazione di smidollati di cui faccio parte. Scrivono che noi delle scuole di giornalismo siamo saccenti, che
arriviamo nelle redazioni pensando di sapere già tutto e che in realtà non siamo capaci neanche di mettere piede in una
conferenza stampa. Sembra che il principale problema qualitativo del giornalismo italiano siano i praticanti delle
scuole.
L'ultimo Savonarola della carta stampata è Igor Man, che oggi sulla Stampa punta il suo dito ammonitore: "Il giornalismo non si impara all'università, ma sul campo", e giù esempi del bel tempo che fu ("Noi sì che ci facevamo il
mazzo!"), per poi concludere che quelli che hanno fatto il nostro percorso non saranno mai veri giornalisti, ma
impiegati della notizia.
Va riconosciuto a Man che, comprensibilmente, non può sapere come funziona una scuola di giornalismo, e quindi ignora che l'esperienza sul campo, in redazioni vere, la facciamo eccome - con il piccolo particolare che per noi è puro
volontariato, e alla fine dei mesi di tirocinio siamo sempre in netta perdita. Per quanto riguarda la presunta saccenza
(che in alcuni casi ci sarà anche), nella mia breve esperienza personale ho sempre mostrato, durante gli stage, il
massimo rispetto per chi questo lavoro lo fa da una vita, e in cambio ho ricevuto altrettanto rispetto. Lo stesso vale
per gli altri stagisti che erano con me. Evidentemente Man (con altri, tra cui Ettore Mo, che ha detto più o meno le
stesse cose qualche mese fa, intervistato da Fazio) ritiene che per noi sia una pacchia lavorare senza essere pagati.
Che godiamo come ricci a essere sfruttati nei mesi estivi, mentre "quelli veri" vanno in ferie. Evidentemente ci piace
così.
Mi permetto di dissentire dal Sommo Giornalista. Nessuno più di noi sarebbe contento di essere assunto, di fare il praticantato interamente sul campo (e non intervallato da corsi universitari), e di percepire uno stipendio, per quanto
modesto. Tra le tante ragioni per cui questo non ci è permesso, c'è il fatto che decine di vecchie cariatidi continuano
- 50 anni dopo essere stati grandi (o medi, o piccoli) giornalisti - a scaldare la poltrona in redazione, pontificando
contro i giovinastri, invece di levarsi dai coglioni e liberare posti di lavoro per menti fresche.
Se questi soloni, invece di borbottare contro le nuove generazioni come vecchietti sul tram, usassero un po' della loro tanto decantata autorevolezza per fare assumere dal proprio giornale qualche ragazzo capace (indipendentemente dal
cognome che porta) o qualche ragazza capace (indipendentemente dalle persone con cui va a letto), forse non ci sarebbe
più motivo di fare reprimende senza senso. E forse - dico forse - avremmo giornali e tg un po' più decenti di quelli
che abbiamo. SudamericaIeri quest'uomo ha detto basta. Me ne vado. Ho 28 anni e non ce la faccio più a svegliarmi tutte le mattine chiedendomi se sarà oggi il giorno in cui mi faranno saltare in aria. Non ce la faccio a passare tutta la vita sballottato da una caserma all'altra.
Fate uno sforzo: leggetelo tutto, l'articolo. Perché non è solo lo sfogo amaro di uno che altrove sarebbe considerato patrimonio nazionale, e qui è solo un ragazzo a cui fare complimenti ipocriti una volta ogni tanto, lasciando che per 365 giorni l'anno se la veda lui, con la sua vita d'inferno. Magari aggiungendo a mezza voce che "è tutto facile per lui, che in fondo con Gomorra ci ha fatto i soldi". No, questa storia è molto di più: sono i titoli di coda sui sogni di progresso e democrazia di questo paese.
Fra tre anni, evitiamo di festeggiarlo, il 150esimo anniversario. L'Unità d'Italia non c'è mai stata. Da sempre, (almeno) quattro regioni sono fuori giurisdizione. Governate direttamente dalla criminalità organizzata. E chi osa anche solo parlarne è fuori. Lasciato solo da tutti, nominato a mezza voce, disprezzato. Certo, poi ci sono le chiacchiere delle istituzioni, gli applausi, gli incontri pubblici. Ma se ne deve andare.
Ce l'hanno fatta, alla fine, a cacciarlo. Hanno vinto loro.
...dopodiché, naturalmente, il "problema sicurezza" sono gli zingari, i romeni, i negri. Come no. Che bravi, che belli, che simpatici burloni, gli italiani. BeneficientiTra le tante stranezze di questo paese tardo-feudale c'è la passione irrefrenabile per le querele. Denunciare per diffamazione non solo è uno sport nazionale, ma sospetto che per alcuni sia quasi una professione.
Ben lieto di non far parte dell'Italia che querela (ma, al limite, dell'Italia che le querele le riceve, anche se per fortuna non ho ancora avuto il piacere), continuo però a imbestialirmi su un punto: regolarmente, chi si ritiene vittima di lesa maestà (tipicamente truffatori a cui qualcuno ha dato del truffatore, o puttane a cui qualcuno ha dato della puttana) precisa che, se verrà risarcito, "devolverà tutto ad associazioni benefiche".
Appello alle suddette associazioni: non accettateli mai, quei soldi. Lo so che ne avete bisogno, lo so che finirebbero per aiutare tante persone, ma fate uno sforzo, rispediteli al mittente: sono sporchi. Sempre. |
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